Martedì 21 Novembre 2017
Ex amministratori, commercialisti e fedelissimi del patron della Fenapi


Arresto De Luca, tutti gli indagati e i dettagli dell'inchiesta

di Andrea Rifatto | 08/11/2017 | CRONACA

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Finanza e Carabinieri alla Fenapi a Fiumedinisi

Gli indagati e i motivi dell’inchiesta che ha portato questa mattina agli arresti di Cateno De Luca e Carmelo Satta sono racchiusi nelle 260 pagine dell'ordinanza di misure cautelari firmata dal giudice per le indagini preliminari Monia De Francesco, su richiesta del pubblico ministero Antonio Carchietti del 12 gennaio scorso, poi integrata il 19 agosto. Dieci gli indagati complessivi, accusati di associazione per delinquere e dichiarazione fraudolenta in violazione del D. Lgs. 74/2000. Oltre a De Luca e Satta, per i quali è stata disposta la misura cautelare, vi sono: Cristina Triolo, diretta collaboratrice di De Luca, segretaria nazionale Fenapi e membro del Consiglio direttivo; la sorella Floretana Triolo, diretta collaboratrice di De Luca, consigliere della Dioniso Srl, membro del Consiglio direttivo Fenapi e rappresentante legale del Caf Impresa Fenapi; Antonino Bartolotta (sindaco di S. Teresa di Riva dal 1994 al 2003) come stretto collaboratore di De Luca e amministratore della Delnisi Srl tra il 2007 e il 2008; Giuseppe Ciatto, commercialista deputato alla redazione di bilanci, scritture contabili e dichiarazioni fiscali del Caf Fenapi, nonché liquidatore della Delnisi Srl e della Nisaweb Srl; Domenico Magistro, collaboratore di De Luca e presidente del collegio sindacale del Caf Fenapi Srl dal 2013 al 2015; Francesco Vito, responsabile dell’area fiscale del Caf Fenapi Srl; Carmelina Cassaniti (consigliere comunale a S. Teresa di Riva dal 2012 al 2017) nella qualità di rappresentante legale del Caf Impresa Fenapi Srl, rappresentante legale della Nisaweb Srl, della Sviluppo Sociale, consigliere della Dioniso e membro del Consiglio direttivo della Fenapi Nazionale; Fabio Nicita, stretto collaboratore di De Luca, vicepresidente del Consiglio di amministrazione e consigliere del Caf Fenapi, membro del Consiglio direttivo della Fenapi nazionale. Tutti residenti nei comuni del comprensorio jonico ad eccezione di Magistro che è di Milazzo. Tra i soggetti indagati risulta anche il Caf Fenapi Srl con sede legale e amministrativa a Roma.

L’accusa riguarda in sostanza la gestione dei rapporti tra il Caf Fenapi e la Fenapi, tramite accordi quadro, nel periodo tra il 2009 e il 2013. Ai Caf sarebbero stati addebitati i costi per il mantenimento delle sedi e del personale distaccato mentre le spese venivano in realtà sostenute dalla Fenapi nazionale, che essendo una associazione senza scopo di lucro pagava imposte al 3% e non al 27,5% come sarebbe toccato al Caf. Voci di costo che in sostanza erano l’anticipo del personale in prestito dai circoli Fenapi, che però non si sono mai visti rimborsare il relativo pagamento se non in termini di contributi sindacali. Le indagini hanno riguardato anche movimentazioni contabili di segno contrario, dalla Fenapi nazionale ai Caf e giroconti interni disposti dalla stessa Fenapi. In questo modo la Caf Fenapi Srl avrebbe evaso Ires e Iva per oltre un milione e mezzo di euro complessivi. A Satta e De Luca viene contestato l’aver fatturato anche i costi delle sedi a Roma.

Cateno De Luca viene ritenuto la figura apicale del sodalizio ed è indagato come direttore generale della Fenapi Nazionale, amministratore di fatto del Caf Fenapi Srl, presidente del Cda della Dioniso dal 2005 e socio unico dal 2013, rappresentante legale della Delnisi Srl dal 2004 al 2007; Carmelo Satta come principale collaboratore di De Luca, rappresentante legale e presidente del Consiglio di amministrazione del Caf Fenapi, nonché presidente del Consiglio direttivo e rappresentante legale della Fenapi Nazionale dal 1997. Secondo gli inquirenti vi è la sussistenza di un’associazione a delinquere promossa e capeggiata da De Luca finalizzata alla consumazione di frodi fiscali, con stabili e prolungati rapporti professionali tra gli indagati. De Luca viene ritenuto colui che risulta avere piena contezza delle questioni in quanto si occupa personalmente dei profili gestionali, organizzativi, amministrativi, contabili e fiscali delle diverse società coinvolte nel procedimento.

"Fregatene, è tutta cipria". Ruoli che appaiono ancora più evidenti nelle intercettazioni telefoniche della Guardia di Finanza, come ad esempio quando durante una verifica fiscale in corso da parte delle Fiamme gialle De Luca dava precise disposizioni ai propri collaboratori circa la documentazione da consegnare ai militari per cercare di dare una parvenza di credibilità agli atti che venivano depositati, in buona parte custoditi materialmente presso il suo studio, così da cercare superare indenni i controlli fiscali. Una volta avviata la verifica fiscale da parte della Finanza, gli indagati avrebbero prodotto secondo le accuse molti documenti dispersivi più che utili a fornire chiarimenti, risultando solo strumentali a generare confusione. In una intercettazione del 7 gennaio 2015 Cristina Triolo contatta De Luca dicendogli di avere notato una incongruenza all'interno di una relazione presentata all'Agenzia delle Entrate, ricevendo come risposta: "Ma fregatene...è fatto tanto per sceneggiata... non è che... tutta cipria quella...". Frase che per gli inquirenti non necessita di grandi commenti.

Gli arresti domiciliari sono stati disposti in quanto il gip ha rilevato una potenza criminale di De Luca e Satta che potrebbe portare alla reiterazione dei reati, perché tra l’altro conservano ancora le posizioni di vertice nelle società citate, e per il fatto che entrambi sono sotto processo per vari reati. La Procura ha disposto il sequestro preventivo fino all’ammontare di 1 milione 742mila 934 euro, importo ritenuto indebito risparmio di imposta, su conti correnti e beni immobili degli indagati e del Caf Fenapi Srl. 

Più informazioni: inchiesta fenapi  


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