Lunedì 11 Dicembre 2017
L’Amministrazione ha usato due pesi e due misure in situazioni analoghe


S. Teresa, beni comunali occupati: il cittadino deve sgomberare, il cugino del sindaco no

di Andrea Rifatto | 05/10/2017 | ATTUALITÀ

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I vasi in strada (in parte rimossi) e il prefabbricato in piazza

Chi occupa un’area o un locale di proprietà comunale logica vuole che venga perseguito affinché provveda a sgomberarla e restituirla alla pubblica fruizione. Non a S. Teresa di Riva, dove l’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Danilo Lo Giudice usa due pesi e due misure a seconda di chi sia ad aver agito arbitrariamente contro gli interessi del Comune. È quanto accaduto nelle ultime settimane in due situazioni analoghe che hanno visto in un caso l’Ente intervenire avviando un procedimento di sgombero e in un altro soprassedere prendendo solo atto dell’azione di un privato, senza far seguire i dovuti provvedimenti. Nella prima situazione la vicenda riguarda il posizionamento da parte di un cittadino di vasi in cemento in una porzione della stradella aperta al pubblico transito che parte da via Savoca e si sviluppa sotto il viadotto autostradale. Un’area pubblica di circa 80 metri quadri perimetrata senza alcuna autorizzazione e che ha portato il Comune, dopo un sopralluogo, ad avviare il procedimento per lo sgombero e la messa in ripristino del sito. Nel frattempo il cittadino autore dell’abuso si è premurato di rimuovere i vasi, almeno in parte, e nei prossimi giorni l’Ufficio tecnico verificherà lo stato dei luoghi e valuterà se chiudere l’iter o andare avanti emanando ordinanza di sgombero per far liberare tutta la zona.

In piazza Marina Militare Italiana, invece, un cittadino ha occupato con materiali e attrezzature edili il locale prefabbricato comunale adibito a spogliatoio con servizio igienico, realizzato diversi anni fa sul confine ovest della piazza. Anche in questo caso è stato effettuato un sopralluogo da parte dei tecnici comunali e della Polizia municipale, da cui è emersa l’occupazione, senza che però sia stato avviato alcun iter per far liberare quei locali. A giustificazione di ciò l’Amministrazione adduce come scusa che non vi sarebbe la certezza che la porzione di terreno dove sorge il locale sia di proprietà del Comune ma potrebbe appartenere al proprietario dell’abitazione retrostante (cugino del sindaco) che ha occupato il prefabbricato e per questo verranno avviati accertamenti di natura tecnica. Una scusa non supportata da alcuna motivazione logica, in quanto non è in discussione che la struttura sia stata realizzata dal Comune, che ne ha avuto sempre il possesso, probabilmente più di 20 anni fa tanto da poter far valere l’usucapione sull’area in cui sorge. Possibile che al Comune non via sia nulla, neanche una determina o una fattura in merito all’affidamento e alla realizzazione dei lavori, che sicuramente non sono stati realizzati gratuitamente? Improbabile. E che il vecchio proprietario dell’abitazione retrostante non si sia mai lamentato se quella porzione occupata dall’Ente fosse sua? Ma al di là di questo, andava disposto senza alcun indugio lo sgombero, affinché l’Ente rientrasse subito in possesso della struttura, avviando poi le verifiche per stabilire la titolarità del suolo su cui è stata realizzata. “Non ho difficoltà a dire che il proprietario dell’immobile retrostante (ossia colui che ha occupato il prefabbricato) sia il signor Archimede Lo Giudice, che è mio cugino – ha detto in Consiglio comunale il sindaco – perché non ho nulla da nascondere o temere in quanto opero nella massima trasparenza”. Nei fatti, però, si è scelto di usare due pesi e due misure. Se il sindaco non ha nulla da nascondere faccia intanto sgomberare quei locali e poi si indaghi per capire di chi è la proprietà di quella porzione di suolo, perché altrimenti ognuno potrà sentirsi autorizzato a occupare e usare a proprio piacimenti beni e luoghi pubblici. O forse in quella piazza vigono regole particolari?

Più informazioni: locale piazza marina militare  


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