Martedì 21 Novembre 2017
Discussa l'interrogazione della minoranza. Visioni diverse tra Amministrazione e Uffici


Bagnini S. Teresa, errori e leggerezze negli atti. Il sindaco: "Pagherò io lo sbaglio"

di Andrea Rifatto | 11/11/2017 | ATTUALITÀ

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Nel servizio sono stati impegnati 13 giovani

Errori negli atti e leggerezze commesse dall’Amministrazione. È quanto emerso in merito all’affidamento e alla gestione del servizio di salvataggio in mare a S. Teresa di Riva durante la discussione in Consiglio comunale dell’interrogazione presentata il 19 settembre dal gruppo di minoranza “Insieme per cambiare”, che aveva gettato ombre sull’espletamento della vigilanza sulla spiaggia chiedendo chiarimenti al sindaco Danilo Lo Giudice. Che ha ammesso come sia stato commesso un errore nel far avviare le attività dei bagnini in anticipo rispetto a quando è stato formalmente affidato il servizio. Con la conseguenza che alcuni giorni di lavoro potrebbero non essere riconosciuti alla ditta e dunque ai ragazzi che hanno operato, su cui ricadrebbero le conseguenze economiche. I consiglieri Antonio Scarcella, Carmelo Casablanca, Giuseppe Migliastro e Lucia Sansone avevano fatto notare come il servizio fosse stato aggiudicato con determina dell’Area di Polizia municipale del 4 luglio, mediante la stipula avvenuta lo stesso giorno di una convenzione con scrittura privata, all’associazione Corpo Volontari di Soccorso in Mare di Taormina, mentre nella delibera di Giunta del 31 agosto che assegna altri 2mila euro per la proroga fino al 3 settembre, viene messo nero su bianco che sia iniziato di fatto il 30 giugno, quindi ancor prima di sapere se l’unica ditta che aveva partecipato alla gara fosse in regola ai fini dell’aggiudicazione. Per l’opposizione il termine di 60 giorni previsto dalla convenzione, calcolato a partire dal 4 luglio, sarebbe quindi scaduto l’1 settembre e un’eventuale proroga sarebbe stata di due giorni, ritenendo come per un così breve tempo non potevano essere spesi 2mila euro. Il gruppo aveva inoltre chiesto chiarimenti sulla convenzione, visto che non risulta annotata nel registro delle scritture private così come scritto nella lettera di invito alla ditta; se fosse davvero necessario ricorrere al fondo di riserva, notoriamente utilizzato per eventi eccezionali; il motivo per il quale sia stata invitata una sola ditta alla procedura negoziata e se sia stata effettuata un’indagine di mercato.

Il sindaco ha letto la relazione redatta dal comandante dell’Area di Polizia municipale, capitano Diego Mangiò, spiegando innanzitutto che per la scelta del soggetto affidatario del servizio è stata pubblicata una manifestazione di interesse a cui ha risposto solo l’associazione Corpo Volontari di Soccorso in Mare di Taormina. Il 23 giugno viene quindi aperta la busta con l’offerta e l’unica partecipante si aggiudica la procedura negoziata al prezzo di 29mila 663 euro. Lo stesso giorno al Corpo Volontari di Soccorso in Mare  viene inviata una mail certificata in cui si chiede di iniziare con urgenza, entro e non oltre il 30 giugno, le attività di vigilanza sull’arenile. E qui si verifica l’errore. “Avevamo l’esigenza di rispettare le norme della Bandiera blu e abbiamo richiesto all’associazione un intervento urgente che la legge consente di fare” – ha spiegato Lo Giudice. E così è stato, tanto che il 30 giugno sulla spiaggia erano già presenti le torrette e i bagnini hanno preso servizio, come testimoniato dalle foto scattate dal primo cittadino. Di ciò, però, non ne è stato informato il direttore dell’Area di Polizia municipale, che tra l’altro non aveva in mano nessun atto da cui si evincesse che il 30 giugno fosse già attiva la sorveglianza sulla spiaggia, decisa evidentemente con un accordo verbale tra il Corpo Volontari di Soccorso in Mare e il sindaco. Così il capitano Mangiò completa la procedura di affidamento del servizio il 4 luglio, quando viene stipulata la convenzione da cui partono i 60 giorni di durata delle attività.

La conferma di ciò arriva il 23 agosto, quando lo stesso Mangiò liquida un acconto di 14mila 831 euro all’associazione riportando la data del 4 come inizio. Cinque giorni dopo il sindaco Lo Giudice scrive al comandante, evidenziando che il servizio è iniziato di fatto il 30 giugno e chiedendo di prorogarlo fino al 3 settembre. Il direttore dell’Area di Polizia municipale non ha nulla da obiettare, tanto che il 31 agosto la Giunta comunale approva una delibera di proroga della vigilanza sulla spiaggia con prelevamento di 2mila euro dal fondo di riserva, visto che l’associazione ha richiesto tale costo forfettario per ulteriori sei giorni di attività. L’istruttoria viene curata dall’Area di Polizia municipale (ispettore capo Domenico Centorrino) e nel provvedimento viene scritto come il servizio è sì stato affidato il 4 luglio ma di fatto è iniziato il 30 giugno, quindi i 60 giorni sono scaduti il 28 agosto. La somma viene assegnata al direttore dell’Area e cui è dato mandato di procedere a tutti gli adempimenti necessari a dare attuazione alla decisione della Giunta. Adempimenti che però non verranno mai fatti dal comandante Diego Mangiò, che non firma alcuna determina di affidamento del servizio che comunque va avanti, senza alcun atto a supporto, fino al 3 settembre, ultimo giorno in cui i bagnini sono presenti sulla spiaggia. La risposta di Mangiò al sindaco arriverà 43 giorni dopo, il 10 ottobre, con la nota protocollo n. 21696 in cui si ricorda ancora una volta che "la convenzione è stata firmata il 4 luglio e che avrà durata di 60 giorni a decorrere dalla data di stiupula e inoltre dai documenti agli atti d'ufficio non si evidenziava che l'inizio del servizio fosse avvenuto in data antecedente a quella di stipula né l’associazione ha riscontrato la mail certificata del 23 giugno 2017 comunicando l'effettivo avvio del servizio. Il signor Giuseppe Sperlinga, presidente nazionale dell’associazione - aggiunge Mangiò - ha firmato per accettazione la convenzione riconoscendo tutte le condizioni in essa contenute, compresa la decorrenza del servizio a far data dal 4 luglio 2017. pertanto ritenendo come scadenza contrattuale la data dell'1 settembre 2017, ho calcolato in giorni due la proroga del servizio". La proroga viene quindi calcolata in due giorni e non sei. Ma non viene stabilita quale sia la cifra da versare per questi due giorni, che a questo punto dovrebbe essere di poco superiore ai 600 euro.

“È vero, abbiamo commesso un errore – ha ammesso il sindaco rivolgendosi alla minoranza – ma la vostra interrogazione è stata poco carina visto che tutti abbiamo notato che il servizio è partito il 30 giugno e per mero errore è stata riportata la data del 4 luglio. Non è questa la forma di collaborazione che ritengo giusta da parte vostra, potevate segnalare subito l’anomalia”. Secondo Lo Giudice, quindi, tutti sapevano dell’inizio del 30 giugno, ma evidentemente non l’Area di Polizia municipale, a cui neanche lui lo ha comunicato, che ha seguito regolarmente l’iter aggiudicando definitivamente il 4 luglio. “In questo modo avete messo in difficoltà il comandante Mangiò – ha aggiunto il sindaco – che sarà costretto a pagare solo due giorni e non gli altri cinque. Una decisione, quella del direttore d’Area, che non condivido anche se corretta e presa secondo legge, ma che potrebbe portare l’associazione a sollevare un contenzioso con il Comune. Per evitare tutto ciò pagherò io personalmente i giorni non coperti ai bagnini”. I giorni “fuori affidamento” dovrebbero essere quindi quattro, cioè dal 30 giugno al 3 luglio.

Il capogruppo di “Insieme per cambiare”, Antonio Scarcella, ha replicato che si è trattato di un servizio certamente utile per la collettività ma che va gestito nel rispetto della legalità, ribadendo come in tutti gli atti sia riportata la data del 4 luglio: “Commetteremmo una illegittimità se non rispettassimo le carte – ha sottolineato – non possiamo agire retroattivamente dal 30 giugno. Secondo il primo cittadino, invece, la convenzione (non annotata nel registro delle scritture private perché per la segretaria non era necessario) si poteva firmare anche dopo l’effettivo avvio del servizio. Ma questa tesi non è stata condivisa dagli Uffici. “Ci sentiamo offesi perché si continua ancora una volta a parlare di legalità, come se si volesse far passare il concetto che noi non operiamo fuori legge” – ha detto dai banchi di maggioranza il capogruppo Dario Miano”. Nessuna risposta invece sulla effettiva necessità di prelevare le somme dal fondo di riserva. Durante la discussione in Consiglio si è allontanata dall’aula per motivi di opportunità la vicepresidente Cristina Pacher, moglie del coordinatore degli addetti al salvataggio. Tutto ciò mentre i tredici bagnini attendono ancora il resto delle loro spettanze dopo la liquidazione del 50% delle somme.


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